L’ordinanza cittadina che vieta l’alcol

Parola d’ordine: Demagogia

Strappare voti, consensi e cercare facili plausi: oggi tutto questo è considerato una vera e propria disciplina olimpionica.
I campioni mondiali di minchionerie, detti anche politici, a forza di leggi inefficaci, leggi di facciata e istruzioni per l’uso, modificano la nostra legislazione e applicano ordinanze che, molto spesso, vengono disattese persino da loro stessi.

Oggi parliamo del caso “alcol” a Palermo, dove il sindaco, a mio avviso, ha emanato un’ordinanza che presumibilmente non verrà mai applicata. Un provvedimento nato sulla scia dell’“effetto notizia” causato dall’illuminazione del sindaco di Milano, Letizia Moratti, che ha deciso di proibire ai giovanissimi milanesi il consumo di alcol.

Partiamo, dunque, da quanto scritto dal nostro primo cittadino nel testo dell’ordinanza, che, a partire dai mesi di novembre o dicembre, vieterà il consumo di alcol ai minori di 16 anni, prevedendo sanzioni pecuniarie e detentive per i gestori di locali pubblici adibiti alla rivendita.

«Il consumo di alcol fra i giovanissimi sta diventando un fenomeno sempre più diffuso, con evidenti ricadute negative, innanzitutto sulla salute dei ragazzi e sulla loro incolumità, ma anche sui loro comportamenti, con un evidente peggioramento della qualità della vita dell’intera comunità, soprattutto laddove si concentrano gruppi di giovani, sia nelle zone centrali che in quelle periferiche della città».

L’ordinanza stabilisce che i pubblici esercizi non potranno somministrare né vendere bevande alcoliche di qualunque gradazione (anche in quantità limitata o diluita) ai minori di 16 anni. Per ristoranti, trattorie e pizzerie, il divieto scatterà solo dopo le ore 23. In questo caso, le bevande alcoliche potranno essere servite solo al tavolo: ristoranti e pizzerie non potranno vendere alcolici al dettaglio.

Il mancato rispetto dell’ordinanza prevede sanzioni amministrative e pecuniarie, con multe che vanno da 516 a 2582 euro, arresti domiciliari fino a sei mesi o lavori di pubblica utilità, ed infine anche la sospensione dell’attività.

Tutto questo, però, è già regolato dall’articolo 689 del codice penale: non si comprende il motivo per cui il nostro sindaco abbia sentito la necessità di varare un’ordinanza che, di fatto, aggiunge ben poco alla già disattesa normativa nazionale. In questi anni sarebbe bastato applicare la normativa vigente, ma ciò non è stato fatto. Non mi sembra di aver mai visto vigili multare esercenti alla Champagneria o in altre zone della nostra città.

Non ho memoria di azioni di contrasto al Borgo Vecchio o nei punti vendita di rosticceria aperti 24 ore su 24, dove la birra viene venduta a chiunque e in qualsiasi momento.

Come abbiamo visto, far rispettare realmente le regole e vigilare il territorio non ti porta sui quotidiani e non ti garantisce i consensi che, invece, un’ordinanza pressoché inutile può farti ottenere. Abbiamo anche assistito a come politici e politicanti, in questi giorni, abbiano cavalcato l’onda del divieto per finire sui giornali, tutti pronti a dire la propria.

E voglio chiudere con una riflessione: mi riferisco ai venditori ambulanti di alcolici, come quelli che si posizionano davanti allo stadio o al Velodromo prima e dopo i concerti. Non sarebbe prioritario, innanzitutto, chiedere le licenze di vendita? Non mi pare che qualcuno si muova in tal senso; anzi, mi è spesso capitato di vedere vigili urbani “sbevacchiarsi” una bibita fresca acquistandola dagli abusivi.


Nota Bene

Questo articolo è frutto di un mio pensiero personale. Chiunque è libero di ritenere che la mia riflessione sia sbagliata o frutto della mia voglia di contraddire sempre tutti.

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